Bene non seppi, fuori del prodigio
che schiude la divina Indifferenza.
Era la statua nella sonnolenza
del meriggio, era la nuvola,
Libere conversazioni con i nostri poeti e scrittori, considerazioni a margine di parole e immagini, ed avventure letterarie inedite
Bene non seppi, fuori del prodigio
che schiude la divina Indifferenza.
Era la statua nella sonnolenza
del meriggio, era la nuvola,
DI PIETRA E DI ROVI
Ho visto i resti di un forte diroccato,
una fortezza della Grande guerra.
Muri di pietra sgretolati dal tempo
Soffocati da rami e rovi. Foglie rosse:
Dio è l'OPPIO ... Gozzano arguto, Gozzano sapiente...Gozzano miscredente. Non è forse un avventuriero del religioso pensiero?Teognide, al tempo suo, affermava che se i somari, o asinelli pur belli, avessero avuto un dio...avrebbe avuto forma d'asinello. Asinelli cauti e intelligenti! Non ve lo siete inventato un dio. L'uomo, assurdamente superbo, lo ha voluto a sua immagine. Noi...e tutti. È nell'umana natura plasmare dei sempiterni, come ha fatto un tempo Epimeteo, con la creta, in un remoto rivo dell'antica Grecia...gli uomini? e mal gliene incolse!
"Mi piace il Signore, mi garba
il volto che gli avete fatto.
Oh, il Nonno! Lo stesso ritratto!
Portava pur egli la barba!"
"O Preti, ma è assurdo che domini
sul tutto inumano ed amorfo
quell'essere antropomorfo
che hanno creato gli uomini!"
FILM E ADOLESCENTI
Film 1. Ieri ho visto un film francese (sono i miei preferiti, insieme a quelli scandinavi) un po' stile Truffaut. Incentrato sull'amore delle quindicenni, proprio all'alba dell'adolescenza. Il titolo è "un amore della giovinezza" e la caratteristica è un linguaggio molto garbato, in parte realistico, caratterizzato da espressioni assolute, nel tempo e nello spazio. Sono i valori/sentimenti dell' adolescenza, e penso che siano validi anche oggi. L'adolescenza non cambia nel tempo e nella storia, il mutamento è solo in superficie, o nei mezzi di comunicazione (c'erano ancora le lettere manoscritte). I valori dell'adolescenza sono dettati dai sentimenti, e chiedono coerenza (da parte dell'altro, e in particolare da parte del mondo degli adulti). Un film che non è rivolto agli adolescenti, a mio giudizio, perché essi hanno altri gusti. Soprattutto oggi. Eh già, i gusti cambiano col tempo, ma sono spesso, anch'essi, limitati alla superficie. Gli adolescenti non si affezionano ai propri gusti, cambiano in breve tempo: lo testimoniano il linguaggio ed anche le mode. Un film rivolto agli adulti, che consiglierei ai genitori degli adolescenti o poco piu', per sondare il "mistero adolescenza".
Film 2. Talvolta i film interpretati da giovanissimi e con storie di giovanissimi non sono rivolti a loro; la psicologia e i dialoghi occupano parte del film, creando un'atmosfera di riflessione. Spesso hanno un ritmo non proprio veloce, come invece piace agli adolescenti, in generale. I ragazzi sono abituati alla velocità (scene, battute, dinamismo durante tutta la storia, colori e luci che li ispirano, talvolta mutuati dal mondo dei videogiochi). Questi film sono graditi agli adulti, che hanno ancora la pazienza di ascoltare i dialoghi, etc., e non apprezzano ritmi eccessivi. Si impara molto, da questi film: anche aspetti inattesi.
Venerdì Santo e Pierpaolo Pasolini
Joshua 2.Osservate con me, vi prego, ogni dettaglio di queste scene. In questo film, l'unico film su Joshua che io possa concepire come adatto ad esprimere l'uomo che lui è stato, adoro il momento in cui la madre si accorge del ragazzino che le parla, e il suo pianto diventa sorriso. Questo mi affascina. Ogni volta che vedo quella corsa di gente del popolo (in realtà non si sa da chi vada...) non riesco a trattenere le lacrime e, quindi neanche in questo momento. Joshua perfetto rappresentante del Logos cioé della ragione creatrice, uomo razionale dotato di peculiari energie, alla fine pronuncia quelle parole che mi emozionano. Che altro significano, se non che l'energia razionale e nell'uomo, è sempre con l'uomo e non lo abbandona mai (a meno che questi non voglia comportarsi come "pecore matte", cit.)?
Il Giovedì Santo e la Dea Ragione
Il sabato del villaggio, la Vigilia e il Natale
Come al solito, vi domanderete il legame che sussiste tra il titolo della poesia da tutti noi studiata sin dalle elementari, quando non comprendevamo il significato e neppure ce lo spiegavano, e la Vigilia di Natale, nonché il Natale, il giorno più desiderato e sognato da tutti i bambini e non solo, per tutto l'anno.
Il Sabato del villaggio mette in luce la speranza di felicità vissuta dagli abitanti di un paesino nel tardo pomeriggio del sabato, si presume un sabato estivo, quando i più giovani sognano la festa e le danze che li attendono, mentre i lavoratori cercano di sbrigare le ultime incombenze per godersi la giornata festiva. Nell'attesa di una felicità destinata a spegnersi non appena sembrerà raggiunta, solo nell'attesa di un compimento che non avverrà mai, ci avverte Leopardi, i mortali intravvedono gioia e divertimento: insomma, quella che si definisce, appunto, felicità.
All'interno della metafora del sabato come annuncio o speranza di attingere alla felicità - speranza nella quale l'individuo percepisce quasi il raggiungimento della medesima, e un'ansia quasi piacevole, viene scambiata e si confonde con la gioia, Leopardi includeva se stesso come individuo desideroso del piacere, pieno di quelle speranze, alimentate nella giovinezza, sempre disattese. La sua produzione poetica è piena di riferimenti alla speranza (Ultimo Canto di Saffo, La sera del dì di festa, Alla luna, Le ricordanze, A Silvia, solo per citarne alcune) ed egli esplicita le sue speranze vane. Come ad ogni uomo, non gli mancava affatto quell'infinito desiderio di felicità, o piacere; e spesso si avverte la nostalgia per ciò che la giovinezza non gli ha riservato o da cui egli stesso ha preso le distanze, come sembra dirci nel Passero solitario.
Ma torniamo al Natale; ho spesso riflettuto, come chissà quanti altri di noi, sui lunghi pomeriggi che fanno seguito al pranzo di Natale, con gli ospiti ancora attorno al tavolo, sazi, un po' annoiati e pure assonnati: quasi in imbarazzo. Il Natale è finito: ppassata la S.Messa di Mezzanotte, e anche quella del mattino, sfasciati e ammirati i regali, consumato il pranzo. Le mamme spesso non percepiscono, o sentono un po' meno, questa atmosfera, in quanto intente ai piatti, etc. I bambini sono passabilmente impegnati con i nuovi giochi dei quali ben presto si annoiano. Direi che noia, tedio, desiderio di far passare presto le ore siano la quintessenza dei nostri pomeriggi natalizi.
La mia immancabile rimembranza, mi porta ai Natali vissuti nell'infanzia, tra i sette e gli undici-dodici anni; poca cosa, ma quanto appaiono lunghi, a quell'età. Dopo il panettone che non mi piaceva per via degli allora onnipresenti canditi, dopo il goccio di spumante altrettanto poco gradito (eresia: persino il moscato!) , dopo i cioccolatini e il conseguente appallottolamento della carta stagnola, con la quale confezionavo anellini, mi recavo in una stanza chiamata cameretta, ma che cameretta non era in realtà, e ansiosamente mi affrettavo a giocare con i nuovi giochi. Dico ansiosamente in quanto, di lì a poco, i più bei giocattoli ricevuti il giorno stesso mi sarebbero stati sottratti per consegnarli alla persona, allora piccola, che si incapricciava delle mie più belle bambole, mobili per la loro casetta, altri divertenti oggetti: un proiettore, una bilancina e un registratore di cassa in miniatura, gli scaffalini per il mini-supermercato (ossimoro!). Tutto ciò, come semplice ricordo.
Una bella classetta tutta di femmine Dai tempi dell'asilo sino al termine della scuola media, Agata dovette frequentare una scuola di...