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giovedì 8 settembre 2022

 

Quando i biscotti erano buoni

...e spesso non lo sono più. Non è che un tempo noi boomer percepissimo i gusti in altro modo, per una sorta di magia legata all'infanzia e alla cosiddetta "Fata dei Biscottini".  Erano veramente più buoni, perché, forse, gli ingredienti, gli aromi, magari non "naturali", erano diversi, più accattivamti e croccanti, forse perché c'erano tanti bei premi, nulla a che vedere con quelli di oggi. Direte "Ma i Bastogne esistono ancora! Già. Peccato che siano rari i negozi in cui si possono trovare. 
Be', se i Bastogne fanno ancora la loro splendida figura nelle vetrine di alcune torrefazioni , non si può dire lo stesso per i favolosi (letteralmente...ormai nel mondo delle favole) Bel Bon, quei biscotti rotondi,  con i margini che li rendevano simili a tanti soli. I Bel Bon non esistono veramente più, sono fuori produzione, purtroppo. Molti di voi, tuttavia, ricorderanno la soddisfazione che si provava nel mordere, per prima cosa, quella squisita cornice con tante piccole punte. Buoni nel latte e nel té. 


                                                          Il "Bel Bon". Pubblicità della seconda metà anni '70.

Qualcuno ricorda questa mitica pubblicità? Era anche sulle pagine di Topolino, e riprendeva lo spot del Carosello.
Ma tornando ai Bastogne, dopo tanti anni ho scoperto che l'ingrediente che conferiva loro quel gusto così particolare altro non era che lo Zenzero, allora usato pochissimo in cucina, a differenza di oggi.
Direte che esistono altri biscotti allo zenzero, e si possono trovare facilmente anche nel reparto degli alimenti in certi notissimi grandi magazzini dedicati ai mobili. Inoltre, ci sono anche quei biscottini rettangolari, di piccole dimensione, che offrono col caffé, il cosiddetto "Biscottino di Cortesia", e non solo, anche in molti supermercati. Eppure, quei piccoli biscotti sottili, non avendo la stessa spessa consistenza dei Bastogne, non offrono al palato la medesima soddisfazione.


mercoledì 7 settembre 2022


Ancora sulla Luna...

 Mi piacerebbe raccontare della mia dolce Luna, e, tanto per farvi capire quale fosse il nostro rapporto, dirò semplicemente che era una figlia, una sorelle, talvolta una madre. Quando la portai a casa, non era in grado di saltare sul letto; eppure aveva cinque mesi: questo significa che la sua vita era, sino a quel momento, trascorsa in una gabbia, penso, o in qualche altro spazio nel quale non poteva muoversi. Aveva molta paura: camminava rasente ai muri di casa, cercando di essere invisibile. Poi tutto questo finì, e la mia Luna divenne espansiva, sicura di sé e, certamente, molto felice. Era la mia compagnia nei momenti di studio in preparazione dei concorsi, o quando componevo qualcosa. Il pc aveva allora un enorme monitor, e lei, talvolta, se ne stava lì sopra, tranquilla come su un canapé. La prima gatta non si scorda mai, anche se poi non ho potuto fare a meno di accogliere un altro micino, ma questa è un'altra storia.

                                                                       La dolce Luna, all'età di circa nove anni

La Luna morì dopo una malattia per la quale era stata operata; l'intervento le consentì di vivere ancora per qualche tempo, sempre serena, sempre vicina a me. Io le dicevo "Luna, fammi vedere come sei bella! Oh...ma come siamo belle..." (il tono era sempre lo stesso, modulato appositamente). Allora, lei girava graziosamente su se stessa, tipo alle sfilate di moda. Continuò a fare questo, su mia richiesta, sino a poco tempo prima di lasciarmi. Negli ultimi giorni della sua vita, era tanto, tanto magra, debole, e tuttavia mi seguiva instancabile ovunque andassi. L'ultima sera, non mancò di venirmi incontro, sul letto, facendo le sue fusa inconfondibili, e con la coda alta.  Così come, l'indomani, nel momento in cui era sul punto di andar via, mi salutò con un sommesso ron ron. 

martedì 6 settembre 2022

Storia di Luna

 Quando, dopo giorni, finalmente me la portarono, rimasi incredula: doveva essere un gattino persiano, rosso di pelo. Avevo scelto di prendere con me un persiano, perché le mie conoscenze personali si esaurivano con questa tipologia, pelosa e tranquilla. Il gatto, chiuso in una vecchia gabbia, era stato completamente rasato, tranne sulla coda, miracolosamente intatta. Così, le zampine apparivano innaturalmente lunghe, per un persiano. Il colore, ricordava un'albicocchina chiara, e la pelle traspariva rosea sotto quel povero pelo portato a zero. Domandai, cinicamente,se quello fosse effettivamente il mio persiano. Il signore in questione non solo confermò, facendomi ammirare la coda della povera creatura, ma aggiunse che si trattava della figlia di un campione. Ovviamente non m'importava nulla del padre blasonato, e osservavo, invece, alcune escoriazioni sul dorso della gattina, dovute senz'altro a una rasatura maldestra e sbrigativa. Realizzai che la cucciola, evidentemente piena di nodi inestricabili, era stata lavata e tosata quella stessa mattina. Aperta la gabbia, la terrorizzata persianina mi volò letteralmente tra le braccia, e si aggrappò alla mia maglietta. Intuiva che l'avrei salvata?

Una bella classetta (racconto)

  Una bella classetta tutta di femmine Dai tempi dell'asilo sino al termine della scuola media, Agata dovette frequentare una scuola di...